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Oggi la festa dell’Erasmus

Pubblichiamo di seguito per gentile concessione dell’autrice e del quotidiano L’Unità l’articolo dell’europarlamentare, onorevole Silvia Costa:

Oggi è la festa dell’Europa. Non c’è modo migliore di festeggiarla ricordando l’Erasmus, il programma europeo più noto e praticato, con il premio a Sofia Corradi, da tutti considerata la mamma di Erasmus che oggi in Spagna riceverà dal re Felipe VI l’Award of the European Carlos V.
È per me un grande onore intervenire alla cerimonia con il presidente Schulz, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e molte altre autorità italiane, spagnole ed europee. Conosco da anni la professoressa Corradi, che ha insegnato alla Università Roma tre, nella mia città. Ho anche avuto l’onore di scrivere la prefazione al suo interessante libro che racconta la lunga fase preparatoria del programma Erasmus, durata almeno 17 anni. Infatti l’idea nacque nel 1969 alla professoressa Corradi, che anni prima aveva avuto una importante esperienza di studio negli USA, senza vedersi riconoscere il titolo in Italia. Così, in vista della IV Conferenza dei rettori europei a Ginevra, propose al presidente dei Rettori italiani Faedo e al Ministro della educazione Ferrari Aggradi un pro memoria per inserire un articolo in cui si prevedeva che gli studenti potessero svolgere parte del loro piano di studi presso università straniere, con un valutazione preventiva dell’Università e il riconoscimento della equivalenza al loro ritorno.

Furono poste così le basi di quello che oggi chiamiamo il riconoscimento reciproco dei crediti e dei titoli di studio, ma anche della costruzione di uno spazio educativo europeo. Infatti solo nel 1974 con il rapporto Dahrendorf l’istruzione entra nel trattato europeo con l’avvio della cooperazione interuniversitaria e del riconoscimento dei titoli. Due anni dopo partono i Joint Studies Programmes, che proseguono per dieci anni fino al 1987, quando i 12 Stati membri danno il via al programma Erasmus.

Ha un grande significato che, alla vigilia del trentesimoanniversario del programma Erasmus, la Fondazione de Juste abbia scelto di conferire il suo prestigioso premio europeo alla madre del programma che ha coinvolto oltre tremila università e istituzioni di istruzione superiore europee e che ha consentito a oltre tre milioni di studenti di vivere una reale esperienza di studio e di cittadinanza europea.
In questa fase difficile della vita della Ue, vediamo innalzare muri di egoismo e di paura, inaccettabili per chi ha costruito l’Europa per abbatterli e inconcepibili per la generazione Erasmus che non li ha mai conosciuti.

Per questo investire nelle politiche educative e nel dialogo interculturale è la più importante strategia da perseguire. Il Parlamento insieme alla Commissione due anni fa ha dato un segnale molto forte, investendo il 45% di risorse in più in Erasmus plus, un programma che va oltreoceano confini della Ue, e che riunisce diverse azioni: le borse universitarie, Erasmus Mundus, i programmi di gemellaggio e di cooperazione tra scuole e formazione professionale,il sostegno ai progetti di Associazioni giovanili e il Servizio Volontario europeo, che quest’anno compie 20 anni e che reso possibile a 100mila giovani di vivere esperienze di volontariato in Europa e nel mondo.

Ma oggi siamo qui anche per ricordare le 13 fantastiche studentesse Erasmus,tra cui sette italiane, prematuramente decedute nel tragico incidente in Catalogna ed esprimere la nostra vicinanza alle loro famiglie e ai loro compagni di studio.

Nel loro nome abbiamo piantato 13 alberi a Roma, a Villa Borghese, le abbiamo ricordate in Commissione educazione, nelle loro università di provenienza e all’Università di Barcellona. Abbiamo anche proposto di dedicare alla loro memoria un Premio speciale in occasione della premiazione a Strasburgo dei cittadini europei dell’anno per il 2016.

Oggi la decisione della Fondazione de Juste di intitolare loro 13 borse, che consentiranno di studiare ad altrettanti studenti europei, ci commuove e ci fa capire che la costruzione di uno spazio europeo della solidarietà e della educazione è ancora possibile.

Per questo abbiamo chiesto e in parte ottenuto dalla Commissione di sostenere e incrementare l’accesso alla educazione per i bambini e i ragazzi in situazioni di emergenza. Per questo abbiamo proposto agli Stati membri e alle Università europee il progetto dei corridoi educativi, per ospitare studenti rifugiati. Colgo l’occasione per ringraziare il ministro Giannini che ha avviato un protocollo di intesa e le Università che hanno già attivato questa ospitalità, a cominciare dall’Istituto universitario europeo, che proprio oggi accoglie 6 studenti rifugiati. Ma ora dobbiamo prendere un ulteriore impegno nei nostri paesi e in Europa perché non accada mai più che si possa perdere la vita durante l’esperienza gioiosa e intensa di Erasmus per una imprudenza o per il mancato rispetto delle regole comuni di sicurezza e professionalità. È l’impegno che ho preso con le famiglie anche come presidente della commissione educazione, per evitare che altre tragedie si compiano e far sì che Erasmus continui a rappresentare il programma più amato e a mostrare il volto più bello d’Europa.