Grande Guerra, memoria diffusa grazie al web

Per i comuni il patrimonio online su Quattordicidiciotto.it

La memoria fiorisce sul territorio grazie a un click: è operativo il portale www.quattordicidiciotto.it, attraverso il quale tutti i comuni italiani potranno scaricare gratuitamente materiali relativi alla Prima Guerra Mondiale per realizzare attivita’ didattiche ed espositive. Promosso dall’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano e dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati …

Alla Leopolda 2014 un Tavolo su «Bellezza, patrimonio: nuove politiche culturali»

Questo documento riassume in forma sintetica i temi e le suggestioni emerse dal gruppo di lavoro dedicato a «Bellezza, Patrimonio: nuove politiche culturali», il titolo del Tavolo 32 che si è svolto all’interno degli incontri previsti alla Leopolda 2014 di Firenze, nella giornata di sabato 25 ottobre scorso.

Partecipano al tavolo in forma propositiva 22 persone, oltre al coordinatore ed al discussant, Umberto Pascucci della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli. Ciascuno dei presenti è attivo a diverso titolo in settori ed ambiti legati a Cultura e Patrimonio. In calce l’elenco dei partecipanti.

Nuova_immagine_3Flavia Nardelli, parlamentare PD, Vicepresidente della VII commissione “Cultura, Scienze e Istruzione” della Camera dei Deputati, coordinatrice del Tavolo 32, introduce gli argomenti.

• «Bellezza, patrimonio: nuove politiche culturali». La Bellezza di cui il nostro Paese si fa vanto è stata fatta coincidere per molto tempo con l’idea di un patrimonio culturale da tutelare e riordinare. In questo compito abbiamo per anni investito risorse e concentrato energie.

Ci siamo dimenticati che il nostro patrimonio non è solo un grande museo ma è fatto anche di professionalità, di investimenti, di nuove imprese legate ad esso.

Su questo mutamento di prospettiva e soprattutto sull’idea di dover produrre nuova cultura si sono concentrate le politiche culturali ben rappresentate in una serie di provvedimenti oggetto della discussione:

– l’Artbonus,

– il nuovo regolamento per l’erogazione del fondo unico per lo spettacolo,

– ed infine il recentissimo decreto di riordino del ministero per i beni, le attività culturali ed il turismo.

• In essi compaiono alcuni temi su cui riflettere: il rapporto pubblico/privato; il concorso tra Stato, Enti locali ed Europa; la necessità di intercettare le energie del contemporaneo per trasformarle in esperienze innovative; l’elaborazione di nuovi modelli di sviluppo e di gestione di impresa in ambito culturale; le connessioni tra cultura e nuove tecnologie, il digitale e quello che cambia: gli open data, il digital repository.

Tutto questo si traduce in alcune proposte:
• integrare due emergenze che rappresentano anche due punti di forza: la cultura e la valorizzazione dei beni culturali e il tema dell’occupazione giovanile;
• promuovere nuove forme di cittadinanza attiva per un forte piano di sostegno ai beni culturali e per ridisegnare una buona scuola;
• lavorare ad una governance multilivello, per costruire convergenze fra politica culturale nazionale locale ed europea;
• sostenere la nuova sfida degli open data per promuovere politiche culturali creative;
• incentivare nuove formule organizzative e di prodotto per sostenere la produzione di nuova cultura.

Gli interventi dei partecipanti hanno sviluppato in particolare alcuni di questi temi:

1. Innovazione, nuovi media e nuove tecnologie come mezzo su cui innestare nuova creatività culturale. In un Paese ricco di cultura e di bellezza è indispensabile utilizzare i nuovi strumenti informatici che la tecnologia dell’ICT mette a disposizione per identificare nuovi linguaggi e nuovi modelli grazie a cui creare, diffondere e conservare cultura.

Significa anche fare rete, diffondere grazie alle potenzialità degli Open Data (ma anche dei Big Data) conoscenza, informazione e best practices per consentire un circolazione delle opportunità. Non più solo conservazione ma anche creazione di cultura.

Keywords: Umanesimo digitale, Digital Humanities, Open Data

2. La Bellezza e la Cultura del nostro Patrimonio strumento per creare valore e nuova occupazione soprattutto giovanile. È indispensabile scrollarci di dosso la posizione ideologica per la quale la cultura e impresa non possono sostenersi reciprocamente, per cui Cultura e Patrimonio devono essere necessariamente pubbliche contro un privato che ne depaupererebbe contenuti e visioni.

La crisi attuale invece ci presenta al contrario l’opportunità di coniugare interesse pubblico e privato e di pensare a nuovi modelli di conservazione, di valorizzazione, di comunicazione, diffusione e creazione.

Si è parlato di nuovi format, di nuovi modelli replicabili grazie ai quali far tesoro del nostro Patrimonio, creare su di esso nuova occupazione (giovanile e non), coinvolgere virtuosamente pubblico e privato in nuova impresaculturale, valorizzando territori, competenze, monumenti esistenti e aprendo spazio a nuove professionalità.

In particolare si è parlato di Distretti della Bellezza come moderna interpretazione del modello dei Distretti Industriali.

Keywords: Nuovi Format, Pubblico e Privato, Cultura come Impresa, Distretti Culturali

3. Cultura e Patrimonio bloccati da una pubblica amministrazione spesso autoreferenziale. Da parte di tutti i presenti, operatori a diverso livello e titolo nel settore della Cultura, provenienti tanto dal Pubblico che dal Privato, è stata evidenziata la necessità di rinnovare profondamente la macchina burocratica che governa i beni culturali, archeologici e architettonici del Paese.

Occorre liberare i processi autorizzativi e realizzativi dalle pastoie dalle mille firme che di fatto ottengono solo di allungare in modo insostenibile i tempi di decisione e di annegare le responsabilità personali.

Si evidenzia anche come sia necessario puntare ad una managerialità di settore che nel nostro Paese pare latitare.

Keywords: Merito, Responsabilità, Meno potere alle Soprintendenze, Semplificazione

4. Nuove forme di democrazia partecipativa come sostegno ai beni culturali. Si è discusso della necessità di trovare nuove forme di sostegno alla Cultura. Il recente Art Bonus (DL 83 del 31 maggio 2014), il credito d’imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura inizia a dare risposte a queste necessità.

Convengono tutti sull’importanza del contenuto di questo decreto e al tempo stesso sulla sua perfettibilità. Costituisce un passo fondamentale per avvicinare il privato (sia esso il cittadino che l’impresa) al Patrimonio, per far sentire la bellezza che ci circonda come un Bene Comune. Si osserva come il decreto sia ancora poco conosciuto e come varrebbe la pena di dedicare risorse maggiori alla sua promozione anche tra le imprese.

Vengono citate alcune best practices. Contribuire anche economicamente alla manutenzione di un bene comune, lo fa sentire “proprio”, con tutto ciò che questo comporta (a livello di responsabilità, attaccamento, attenzione, tutela).

Keywords: Democrazia partecipativa, Art Bonus, Responsabilità


Leopolda2Altre tematiche affrontate

Si è poi parlato anche di altri temi legati al Patrimonio, alla Cultura all’organizzazione degli apparati pubblici che governano queste tematiche. Si è parlato di FUS, di SIAE, di Soprintendenze. Per ciascuno di questi temi è stato toccato, all’interno dei punti precedenti e tutti convengono che potrebbero essere oggetto di tavoli specifici, ma il tempo a disposizione non ha permesso ulteriori approfondimenti.

Si è deciso quindi di attivare un gruppo chiuso su Facebook (a cura di Andrea Paletti) nel quale consentire a tutti i presenti di condividere idee, proposte e approfondimenti, oltre che di lanciare nuovi argomenti collegati. Anche Flavia Nardelli utilizzerà il gruppo per diffondere note, documenti e temi di attualità parlamentare nel campo della Cultura e del Patrimonio.

I PARTECIPANTI
Coordinamento del Tavolo

Flavia Nardelli, coordinatrice del Tavolo 32: parlamentare, Vicepresidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati;

Umberto Pascucci, discussant Tavolo 32: dottore di ricerca in Economia Applicata, ha curato il Quaderno del Circolo Rosselli «Giovani e crescita da dove ripartire» 3-4/2012, si interessa di economia della cultura;

Interlocutori Tavolo 32

Roberto Adamoli, Varese, consigliere comunale, lavora al FAI, si occupa di raccolta fondi dalle istituzioni pubbliche;

Enrico Antonielli, Perugia, scultore, auspica contaminazione tra arte classica e contemporanea nelle gallerie e musei classici;

Marco Bellitto, Marino, presidente di Associazione Culturale, appassionato di antichità romane;

Fabrizio Buricchi, Prato, assessore cultura Comune di Carmignano (Prato);

Filomena Cacace, Capri, è assistente fiscale di un’associazione culturale neo costituita per iniziativa di giovani capresi;

Giuseppe Càntele, Vicenza, Avvocato, ha fondato l’associazione “Cultura Adesso” (40.000 fan su fb). Interesse ad approfondire i metodi di finanziamento della cultura;

Annamaria Colasanta, Lucca, negozio storico di musica e strumenti musicali;

Chiara Guerraggio, Roma, Ex assistente del Direttore MIBACT/FUS, ora è responsabile della promozione delle Gallerie del Quirinale;

Luca Martini, Vinci, Bancario, tesoriere della pro loco;

Francesca Melucci, Roma, dipendente MIBACT, ha fondato un’associazione che si occupa di promozione e marketing culturale soprattutto legata al teatro

Sofia Amoddio, Siracusa, parlamentare PD commissione giustizia, interessata alle problematiche del FUS per la Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico;

Laura Montopoli, Follonica, Associazione culturale per la valorizzazione di giovani talenti in ambito culturale;

Marco Matteri, Firenze, Design Manager;

Mara Monopoli, Si occupa di opera lirica, è portatrice di un progetto per valorizzare l’opera sui territori, coinvolgere i giovani e diffondere nuove produzioni;

Maurizio Negro, Gorizia, presidente dell’associazione di danze folkloriche. Si occupa di cultura popolare e interscambio culturale internazionale;

Simonetta Ottone, artista, operatore culturale danza e teatro;

Andrea Paletti, Follonica, Associazione culturale per la valorizzazione di giovani talenti in ambito culturale;

Renato, Vinci, bancario, Pro Loco di Vinci e consigliere comunale

Maddalena Salteroni, Presidente della GNAM di Roma e consulente del Vittoriale;

Stefano Soliano, Milano, Imprenditore, Innovazione e Sostenibilità, Distretti della Bellezza;

Davide Tramarin, Padova, Storico dell’arte, lavora in un’azienda ICT e si occupa di installazioni multimediali per mostre e musei;

Angelo Argento (partecipante extratavolo), avvocato, economia della cultura.

Mibact: criteri e tempi di attuazione della riforma

Nel question time svoltosi alla Camera di mercoledì 22 ottobre i parlamentari della Commissione cultura del Partito Democratico hanno chiesto al ministro Franceschini di spiegare quali siano le modalità, i tempi e le modalità della riforma in atto per la riorganizzazione del Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo.


Testo dell’interrogazione al ministro Franceschini

Al Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo. — Per sapere – premesso che:

nel rispetto delle misure previste dall’articolo 2, comma 10, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nonché dall’articolo 16, comma 4, del decreto-legge n. 66 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, risulta approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

si apprende positivamente – da recenti dichiarazioni del Ministro interrogato – che tale riorganizzazione, nata da esigenze di spending review, è stata l’opportunità per intervenire e porre rimedio ad alcuni problemi riconosciuti ed evidenziati dagli addetti ai lavori nell’ultimo decennio, quali: l’assoluta mancanza di integrazione tra i due ambiti di intervento del Ministero, la cultura e il turismo; l’eccessiva moltiplicazione delle linee di comando e le numerose duplicazioni tra centro e periferia e i frequenti conflitti tra direzioni regionali e soprintendenze; il congestionamento dell’amministrazione centrale, ingessata anche dai tagli operati negli ultimi anni; la cronica carenza di autonomia dei musei italiani, che ne limitano grandemente le potenzialità; il ritardo del Ministero nelle politiche di innovazione e di formazione;

la riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ai fini di maggiore efficienza e funzionalità è senza dubbio utile e perciò deve essere attivata nella massima chiarezza dei principi che la ispirano –:

quali siano i principi ispiratori dell’intervento e in che tempi il Ministro interrogato intenda attuare l’annunciata riforma dell’organizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

(3-01108 ) Maria Coscia, Piccoli Nardelli, Ascani, Blazina, Bossa, Carocci, Coccia, Crimì, D’ottavio, Ghizzoni, Malisani, Malpezzi, Manzi, Narduolo, Orfini, Pes, Rampi, Rocchi, Paolo Rossi, Sgambato, Ventricelli, Martella, Rosato E De Maria.

Question time
Seduta del 22 ottobre 2014

Illustrazione di Roberto Rampi
Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo appreso positivamente della volontà e dell’attività in corso nella revisione dell’organizzazione del Ministero, che nasce da esigenze di revisione della spesa positiva e necessaria. Si sta, in realtà, intervenendo in maniera più organica sul Ministero per renderlo più efficiente e più efficace e per far funzionare meglio i diversi livelli anche nella direzione dell’autonomia delle diverse realtà territoriali. Ci interessa capire meglio quali sono queste modalità, quali sono i tempi e come si sta svolgendo questo intervento.

Risposta del Ministro Dario Franceschini
Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, come ricordava l’onorevole Rampi, la riorganizzazione del Ministero parte dalle esigenze imposte dalla spending review di ridurre di un certo numero i dirigenti di prima e di seconda fascia. La valutazione che abbiamo fatto, poiché negli anni precedenti è stato svolto un lavoro di studio molto approfondito, è stata di utilizzare questa occasione non semplicemente per una riduzione aritmetica, ma per intervenire profondamente nella struttura del Ministero. Il DPCM è già stato approvato dal Consiglio dei ministri, è già stato firmato ed è in questo momento nella fase di registrazione della Corte dei conti; io ritengo che all’inizio di novembre le norme potranno essere operative e si potrà avviare la fase applicativa.

La riforma – in tre minuti, devo essere necessariamente sintetico – interviene profondamente nella riorganizzazione del Ministero e, per esempio, nella diminuzione del ruolo dei direttori regionali, che sono spesso stati criticati come luogo di sovrapposizione con i poteri delle soprintendenze, ma il cuore della riforma interviene profondamente in una cosa che è stata discussa per molti anni in Italia: la distinzione tra tutela e valorizzazione.

Noi siamo un Paese che ha un grande patrimonio di conoscenza, di professionalità e di legislazione nel settore della tutela del patrimonio che va salvaguardato; abbiamo avuto una scarsa capacità di investire nella valorizzazione dei nostri beni monumentali, dei nostri musei, di questo patrimonio incredibile che abbiamo, anche quello di proprietà dello Stato.

La riforma divide queste due funzioni: le soprintendenze da oggi in poi si occuperanno soltanto di tutela del territorio e lo faranno anche legandosi il più possibile con le università e il CNR, cioè con la parte formativa. Io penso un po’ al modello dei policlinici universitari, dove c’è un ospedale e una facoltà di medicina e si uniscono le due esperienze. Questo per quanto riguarda le soprintendenze. Non si occuperanno più di musei, perché oggi le soprintendenze gestiscono i musei, anche i grandi musei italiani, attraverso dei semplici funzionari alle dipendenze gerarchiche del soprintendente.

I musei avranno una filiera distinta dalla direzione generale dei musei, ai poli museali regionali, ai musei che avranno, intanto cominciando dai venti più grandi, un’autonomia contabile e amministrativa, con la possibilità di nominare dei direttori presi attraverso delle procedure di selezione pubblica che ne garantiscano la professionalità e investiranno molto sulla valorizzazione del nostro patrimonio.

Questo è il cuore della riforma, che naturalmente comporta una fase applicativa difficile, perché va costruita l’autonomia dei musei, vanno introdotti dei principi contabili. Ad oggi, di un museo statale non è nemmeno possibile conoscere esattamente il bilancio, perché le funzioni e il personale sono assolutamente confusi o mescolati con quelli della soprintendenza.

Io credo che questa operazione potrà portare a due benefici: maggiori risorse professionali e di tempo delle soprintendenze per le loro funzioni di tutela svolte in modo moderno e, finalmente, un investimento di valorizzazione sullo straordinario patrimonio dei musei e dei monumenti dello Stato che abbiamo nelle nostre mani.

Replica di Maria Coscia
Signor Presidente, noi prendiamo atto con soddisfazione della risposta, perché come lei già sottolineava non c’è dubbio che nel nostro Paese dobbiamo fare dei passi avanti molto più decisi proprio nella direzione della valorizzazione del nostro straordinario patrimonio che ci viene riconosciuto in tutto il mondo, a partire appunto dai musei, che per essere competitivi hanno bisogno di sviluppare un’autonomia riconosciuta dallo Stato, insieme a risorse economiche e professionali adeguate.

Così come ci sembra importante anche chiarire le competenze delle soprintendenze, anche attraverso l’unificazione, che è una delle parti previste nella riorganizzazione tra il paesaggio e anche il territorio.

Infatti anche questo, come lei sa, Ministro, è uno dei temi delicati che spesso torna, perché si fa carico alle sovrintendenze di presunti ritardi nella tutela del patrimonio, quando appunto in realtà c’è bisogno di avere una semplificazione, che però nello stesso tempo rispetti la tutela del paesaggio.

“La nuova Europa riparte da te”

Si è svolto ad Arco (Trento) l’incontro “La nuova Europa riparte da te”, un’interessante iniziativa nazionale di formazione e dibattito sui temi della nuova Europa che, dopo il voto europeo, ha evidenziato la necessità di cambiare rapidamente verso alle politiche del vecchio continente, un nuovo orizzonte strategico per la crescita ed anche per l’autonomia del nostro Paese.

europa-riparte-da-teAlle due giornate del seminario, promosso dall’Associazione TrentinoEuropa con il patrocinio ufficiale del gruppo parlamentare del Partito Democratico, hanno preso parte parlamentari europei e nazionali, esperti ed accademici, amministratori provinciali, tra i quali: il viceministro all’economia Enrico Morando, molti parlamentari europei e nazionali come Simona Bonafè, Isabella Demonte, Brando Benifei, Marco Di Maio, Lia Quartapelle, Giorgio Tonini, Michele Nicoletti, Chiara Braga, Alessia Rotta, gli Assessori provinciali Sara Ferrari ed Alessandro Olivi, il Sindaco di Trento Alessandro Andreatta, l’economista Luigi Marattin, del membro della Direzione Nazionale e presidente di TrentinoEuropa Elisa Filippi e molti altri.

Pubblichiamo di seguito l’intervento di Flavia Piccoli Nardelli, vicepresidente della Commissione Cultura alla Camera.

“La nuova Europa riparte da te”
Arco, 13-14 Settembre 2014
Intervento dell’On. Flavia Piccoli Nardelli

Cari Amici, ringrazio Elisa Filippi per l’invito a partecipare a questa Tavola rotonda. Invito che ho accettato con molto piacere, perché incrocia temi attualissimi che seguo come Segretario della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e che sono stati discussi nelle giornate del 3 e del 4 settembre a Bruxelles dalla Commissione Cultura europea.

In quell’incontro, previsto nell’agenda del semestre europeo di Presidenza italiana e presieduto da Silvia Costa, sono stati ascoltati Dario Franceschini, ministro italiano dei Beni Culturali e del Turismo, e Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica.

È evidente che la Presidenza italiana intende avere un ruolo particolarmente importante in una materia così cruciale per il nostro Paese.

Sul futuro della politica culturale europea ci sono state nel corso della passata legislatura diverse risoluzioni da parte del Parlamento europeo di cui dobbiamo tener conto: per aumentare gli stanziamenti di bilancio alla cultura, per digitalizzare il patrimonio culturale, per ridurre l’iva sui prodotti culturali, per stabilire l’eccezione culturale nei rapporti commerciali con l’estero, per eliminare gli ostacoli alla libera circolazione in Europa degli autori e dei prodotti artistici e culturali.
Sono tutti elementi che devono essere completati nei nuovi programmi delle politiche comunitarie.

Le posizioni nazionali e politiche sono ancora oggi divise fra chi vuol ridurre al minimo le competenze dell’Unione in campo culturale e chi spinge perché l’Europa si assuma ruoli strategici sul patrimonio e le attività culturali europee.

Di particolare importanza, quindi, capire quali sono le prospettive italiane per quanto riguarda, da un lato, l’istruzione e la formazione, e dall’altro la grande partita del patrimonio culturale italiano.

Al riguardo molto è stato fatto, basti pensare alla battaglia portata avanti perché la cultura fosse pienamente presente nella nuova programmazione finanziaria pluriennale 2014-2020, non solo nel programma specifico “Europa Creativa”, ma anche nell’ambito delle altre politiche, dalla ricerca alla coesione, dallo sviluppo rurale a Erasmus Plus a COSME.

Con il solo programma Horizon 2020 ci sono a disposizione 78,6 miliardi di euro dedicati alla ricerca, all’eccellenza nella scienza, alla cultura e alle scienze sociali, suddivisi sui prossimi sette anni. Un budget che è aumentato del 30% rispetto a quello stanziato nel settennato precedente e che ha lo scopo di fornire a ricercatori e aziende i capitali necessari a fare ricerca e a produrre innovazione.

In particolare il programma Europa Creativa assicura l’impegno europeo per rendere la cultura presente nella nuova programmazione finanziaria 2014-2020, anche nell’ambito di tutte le altre politiche comunitarie.

Per l’Italia si tratta di una opportunità preziosa per ridare slancio ad un settore in difficoltà. La crisi economica ha di fatto ridotto i fondi per la ricerca delle aziende, grandi e piccole. Mentre i tagli alla spesa pubblica hanno depotenziato il settore universitario e culturale.

Attrarre fondi europei significa creare posti di lavoro e produrre ricchezza. Ma c’è di più, una rete di ricerca ben strutturata ha la capacità di trattenere le eccellenze italiane ed attrarre quelle che dall’esterno ancora vedono l’Italia come un luogo di cultura privilegiato. Questo significa sviluppo.

Dobbiamo consolidare e rilanciare questi risultati, come dimostra il documento intitolato “Europa: un nuovo inizio” che precisa il quadro strategico che si intende perseguire in questi sei mesi.

L’attenzione principale è posta al rilancio dell’economia, alla creazione di nuove opportunità occupazionali, con uno sguardo privilegiato ai giovani e alle professioni del settore culturale e creativo, della green economy o dell’economia sociale, alla ricerca e all’innovazione, alla modernizzazione dell’economia attraverso internet, le tecnologie e la comunicazione digitale, unitamente al Mercato Unico per le comunicazioni elettroniche, elementi indispensabili per innescare una crescita sostenibile e inclusiva.

In un’ottica di revisione della strategia Europa 2020, è necessario proporre una discussione politica sul futuro ruolo dell’istruzione e della formazione nelle agende nazionali ed europee per la crescita, evidenziando l’impatto degli investimenti in tali ambiti sull’economia, sulla competitività e per la creazione di posti di lavoro. In questo quadro, si dovrà puntare su istruzione e formazione professionale, sull’interrelazione tra istruzione e occupazione e sull’educazione all’imprenditorialità.

Il ministro Giannini ha dichiarato che l’attuale quadro di crisi strutturale potrà essere superato solo con investimenti significativi in termini non solo finanziari ma anche culturali. Si impone un rinnovamento profondo dei sistemi di istruzione e di ricerca. Il rinnovamento dovrà considerarsi la parola chiave del programma del semestre sviluppando l’azione comunitaria su due binari: cooperazione e competizione.

Inoltre, si intende lavorare sul ruolo dell’istruzione nell’era digitale, per valutare i progressi compiuti nell’agenda dell’UE “Opening up Education” e per richiamare l’attenzione sul valore che ha nel promuovere una cittadinanza consapevole. Grande attenzione anche verrà data alla formazione a livello di dottorato ed a quello degli insegnanti. La generazione Erasmus dovrà ampliarsi estendendosi a tutti i giovani europei, accrescendo competenze specifiche, linguistiche e culturali, fondamentali per il miglioramento globale delle competenze dello studente europee.

Il valore trasversale della cultura e della creatività verrà sostenuto in tutte le politiche dell’UE.

Il ministro Franceschini, da parte sua, ha precisato che tra i principali obiettivi del semestre c’è poi quello di portare la cultura ed il patrimonio culturale al centro delle politiche di governo nella prospettiva della sua integrazione nel processo di revisione della Strategia Europa 2020, come fattori fondamentali di crescita economica sostenibile e inclusiva.

Il crescente utilizzo di internet offre scenari nuovi e stimolanti. Il dibattito europeo per la digitalizzazione e l’accesso in rete al patrimonio culturale sono il nuovo banco di prova per tutti noi. Occorre infatti sviluppare ulteriormente la rete di contatti che esiste tra il settore del patrimonio culturale e quello delle infrastrutture digitali, organizzando ricerca e sviluppo futuro in comune.

Tutte quelle iniziative europee che si propongono di armonizzare i diversi programmi di ricerca sul patrimonio culturale digitale, sono per noi di grande interesse.

È infatti essenziale per la ricerca nel campo del patrimonio culturale poter contare su infrastrutture digitali che supportino una massa critica di contenuti tali da offrire strumenti e servizi integrati.

È su questo sviluppo di grandi reti per la ricerca che si concentra il work programme di Horizon 2020, che intende così migliorare la competitività dell’Unione e favorire il trasferimento di conoscenze alla società ed all’economia.

Questa è l’importante opportunità che il futuro promette per la crescita delle comunità di utenti dei beni culturali.

Il programma Horizon 2020 concentra le risorse su tre assets principali: Excellent Science, in grado di garantire l’accessibilità alle infrastrutture di ricerca (tra cui le e-infrastrutture) per tutti i ricercatori in Europa e non solo;

Industrial Leadership, che punta a rendere l’Europa un luogo più attraente per nuovi investimenti nel campo della ricerca e dell’innovazione e Social Challenge che riflette gli obiettivi stabiliti nella strategia Europa 2020 per l’occupazione, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione e l’integrazione sociale.

La digitalizzazione dei contenuti culturali ha ormai sviluppato in generale buone prassi ed ha favorito un’organizzazione del lavoro condivisa mettendo a disposizione degli istituti culturali strumenti efficienti.

La conservazione del digitale invece offre per ora soluzioni frammentate che hanno bisogno di risolvere i problemi specifici di istituzioni diverse che devono adattare infrastrutture tecnologiche e preparare personale competente.

Su questa frontiera dell’interoperabilità tecnica, su quella semantica e sulle barriere legali si gioca la grande partita del futuro per i beni culturali.

Come sappiamo, le digital humanities offrono le migliori sperimentazioni in una contemporaneità nella quale il dialogo tra mondo digitale e mondo analogico è sempre più intenso e significativo.

Le digital humanities sono un settore che in futuro offrirà moltissime opportunità di sviluppo, basti pensare che l’infrastruttura digitale diffusa, i sensori, i dati del restauro, le informazioni sugli oggetti, fanno sì che non ci sia necessità di impiegare dei programmatori ma di utilizzare personale qualificato nel trattare i beni culturali, che abbia competenze specifiche per mettere insieme i dati del restauro, guardare la provenienza e la descrizione, verificare le competenze lessicali con dei livelli di semplificazione del messaggio a seconda di chi legge e sincronizzare le informazioni su diverse lingue.

La presenza di piattaforme digitali di authoring, di pubblicazione di contenuti transmediali e multidevice di facile utilizzo permette di realizzare contenuti originali, aprendo opportunità di valorizzazione di contenuti particolarmente significativi.

I nuovi progetti, Horizon 2020 ed Europa Creativa, ci impongono un mutamento di prospettiva: non più la tutela, il riordino e la valorizzazione del bene culturale, ma ci chiedono di produrre cultura.

È una modifica sostanziale che cambia completamente il quadro di riferimento e che è tutt’altro che indolore. Significa infatti mettere a disposizione i dati dei nostri archivi, delle biblioteche, dei musei, di cui è così ricco il nostro mondo, alle imprese che a vario titolo producono cultura.

L’obiettivo, come sappiamo, non è quello di distribuire risorse, ma di mettere a disposizione il sapere custodito nelle Accademie affinché ne possa beneficiare l’industria creativa tutta. Così come accade negli altri Paesi europei.

Il mondo italiano della cultura è fatto di realtà spesso piccole ed impreparate ad affrontare, senza le dovute strutture e senza adeguate consulenze, i bandi stessi. Troppo spesso in Italia l’aspetto creativo è confuso con quello esecutivo, questo mortifica la progettazione in favore di quello che è maggiormente misurabile sul piano burocratico.

In questo ambito l’obiettivo è di realizzare una strategia e una governance multilivello e più integrata tra Ministeri, le Regioni e gli enti locali per le politiche culturali per un approccio strategico di valorizzazione di beni culturali, industrie culturali e creative e media, anche per ottimizzare l’impiego delle risorse e verificare il raggiungimento degli obiettivi; attrezzare adeguatamente in termini di professionalità, risorse, strumenti e capacità di consulenza strategica i desk nazionali di Europa Creativa e prevedere sportelli/hub regionali; sensibilizzare le banche nazionali ed altri intermediari finanziari a partecipare ai bandi per il Fondo Europeo di garanzia, anche in partenariati innovativi.

Per questo nel decreto “Valore della cultura” al comma 9 dell’art. 8 è stato previsto l’attivazione di un tavolo Miur – Mibact, oggi pienamente operativo, che segua Europa Creativa aiutando le piccole imprese e i diversi attori a coglierne le opportunità.

Per gli ambiti della Commissione cultura ricordiamo che, al momento, le infrastrutture digitali europee di ricerca sui beni culturali sono 3: CLARIN per la linguistica, IPERION-CH sulla storia dell’arte e poi c’è DARIAH, la più importante infrastruttura nel settore delle scienze umane e sociali.

In particolare, DARIAH ha come missione l’allestimento di una rete di strumenti, informazioni, esperti e metodologie per la ricerca nel settore digital humanities. Si propone come l’infrastruttura di supporto per i ricercatori e utilizzatori che lavorano per la fruizione digitale del patrimonio culturale. Mette a disposizione testi, ricerche, buone pratiche e standard metodologici e tecnici, facendo perno sul CNR di Roma che svolge il ruolo di attuatore scientifico.

In conclusione di questo necessariamente breve quadro siamo tutti convinti che la crisi strutturale che attraversa il nostro Paese potrà essere superata solo con investimenti significativi in termini non solo finanziari ma anche culturali rinnovando profondamente oltre i sistemi di istruzione e ricerca anche le infrastrutture che utilizzano.

“Tutto si muove, tutto si tiene”, di Albertina Soliani

All’Istituto Luigi Sturzo è stato presentato il libro di Albertina Soliani “Tutto si muove, tutto si tiene. Vita e politica. Quasi un bilancio per la generazione che viene”. Il romanzo è la storia di un viaggio di una vita dove ad ogni passo c’è un incontro positivo per il quale l’Autrice è grata. Ci sono 403 nomi di incontri. Li ha numerati una sua amica della Birmania leggendo questo libro che precisa: “credo che il senso di ogni viaggio anche quello che tu hai descritto stia nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare..”.

Cinema: per la crescita del settore necessario investire nelle sale

«Il sostegno alla produzione culturale deve essere affiancato da un’adeguata attenzione e un giusto supporto all’esercizio: non ha senso tutelare senza valorizzare». Lo sostiene Flavia Piccoli Nardelli, parlamentare del Pd e segretario della VII Commissione Cultura della Camera, intervenuta all’incontro “Tra il dire e il fare…Quale intervento pubblico per adeguare il parco sale italiano”, svoltosi domenica 31 agosto a Venezia alla Casa dello Spettacolo, in occasione della 71^ Mostra del Cinema.