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Rilanciare libri e lettura: ben venga la nuova legge

Paolo Ambrosini, Presidente dell’Associazione librai italiani (Ali) di Confcommercio, dalle pagine del quotidiano Avvenire dichiara «ben venga la nuova legge che rilancia i libri e la lettura»

«Non possiamo che plaudire alla legge appena approvata in prima lettura alla Camera, che ha l’ambizione di affrontare in modo organico il problema, superando l’impostazione strettamente mercantilistica che della lettura si era data con la legge 128/11 e che negli anni di applicazione ha portato a un peggioramento degli indici di lettura con un calo del 12% … ma ha anche determinato lo sviluppo di una rete commerciale più attenta allo sconto che alla proposta in contrapposizione alle librerie, e così tra il 2011 e il 2016 hanno chiuso 2.038 tra librerie e cartolibrerie e al 2016 sono ben 13 milioni gli italiani senza una libreria nel Comune di residenza».

Avvenire – giovedì 18 luglio 2019
RILANCIARE LIBRI E LETTURA: BEN VENGA LA NUOVA LEGGE
Dal mondo dei librai sostegno alla normativa giunta al primo sì

Di Paolo Ambrosini

Caro direttore,

sono anni che si invoca, ogni volta che vengono pubblicati i dati Istat sulla lettura, una legge organica sul libro con la quale il Paese si dia una strategia per cercare di risolvere e invertire i preoccupanti dati che lo collocano all’ultimo posto nelle classifiche europee. Quanti ne sostengono l’urgenza e la necessità non lo fanno per interessi di parte, ma perché consapevoli che la diffusione della lettura è fondamentale per costruire una società migliore sotto il profilo sia sociale sia economico, dato che – oggi forse più che in passato – la complessità è ciò che appunto caratterizza le vicende sociali e economiche e la lettura è, tra le attività umane, quella che consente meglio di comprenderla perché richiede applicazione, riflessione, e porta con sé conoscenza di pensieri e culture altre, aiutando l’uomo a maturare la consapevolezza di tutto ciò che è altro da sé, e diverso dal già conosciuto.

Oltre ai dati annuali sulla lettura, si sono aggiunti nei giorni scorsi i risultati dei test invalsi nelle scuole secondarie dai quali è emersa una fotografia impietosa, con un terzo degli studenti che hanno partecipato ai test che non sono in grado di comprendere un testo scritto.

Alla luce di quanto sopra non possiamo che plaudire alla legge appena approvata in prima lettura alla Camera, che ha l’ambizione di affrontare in modo organico il problema, superando l’impostazione strettamente mercantilistica che della lettura si era data con la legge 128/11 e che negli anni di applicazione ha portato a un peggioramento degli indici di lettura con un calo del 12%. Pensare, infatti, di risolvere il problema della diffusione del libro e della lettura focalizzandosi unicamente sulla disciplina del prezzo, dimenticandosi che ciò che caratterizza il libro è prima di tutto il suo contenuto, ciò che esso trasmette al lettore, non solo ha penalizzato la lettura, ma ha anche determinato lo sviluppo di una rete commerciale più attenta allo sconto che alla proposta in contrapposizione alle librerie, e così tra il 2011 e il 2016 hanno chiuso 2.038 tra librerie e cartolibrerie e al 2016 sono ben 13 milioni gli italiani senza una libreria nel Comune di residenza.

Le librerie rappresentano nei nostri territori quella rete commerciale ancora in grado di proporre il libro attraverso i suoi contenuti, in grado di offrire al cliente un’offerta ‘di proposta’ che permetta di scoprire quel libro che non si sapeva di cercare, sono luoghi animati dal libraio, appassionato promotore del libro nelle scuole, nelle piazze, negli spazi civici… Ebbene una legge che consenta al Paese di ridotarsi di librerie non può che essere un primo passo concreto per ridare slancio alla lettura nel Paese stesso. Stupisce quindi che questa proposta non sia stata accolta in modo unanime dal mondo del libro e che anzi Aie, che rappresenta i principali gruppi editoriali del Paese, si sia di fatto chiamata fuori, ritenendo profondamente sbagliato l’approccio con il quale il legislatore ha affrontato il tema, e questo malgrado l’evidenza dei fatti.

Un atteggiamento di questo tipo non può che trovare giustificazione nel fatto che nel corso degli anni di applicazione della legge 128/11 gli editori che si riconoscono in Aie hanno tratto beneficio da quanto quella legge ha determinato nel mercato, e a conferma di ciò basti considerare che il mondo della rappresentanza degli editori dopo quasi 150 anni di unità si è rotto proprio su questa scelta con la nascita di una nuova associazione di editori, l’Adei, che a differenza di Aie approva la nuova impostazione proposta dal legislatore. È chiaro che ogni posizione è legittima, ma è altrettanto chiaro che il legislatore deve avere come obiettivo primario il bene comune della lettura e se la ricetta adottata sino a oggi non ha prodotto gli effetti attesi, ha il dovere di provare altre strade. E anche Aie, come già in passato è avvenuto per altre rappresentanze del mondo del libro, non potrà che prenderne atto.